LA SENTENZA D'APPELLO AL PROCESSO ETERNIT
Lunedì tre giugno è il giorno della sentenza di appello al
processo Eternit: in primo grado i due imputati - il miliardario svizzero
Stephan Schmidheiny ed il barone belga (defunto da pochi giorni) Jean Louis
Marie Ghislain de Cartier de Marchienne - sono stati condannati ad anni sedici
di reclusione ciascuno, essendo stati riconosciuti colpevoli dei reati di
disastro ambientale doloso ed omissione di cautele antinfortunistiche (articoli
434 e 437 cp).
Sono le ore 13:15 quando chi scrive raggiunge via Cavalli: all'entrata di
Palazzo di Giustizia staziona un gruppo di cittadini casalesi, mentre i
lampioni della zona sono addobbati con bandiere della Confederazione Unitaria
di Base e sul cancello sul lato sinistro dell'ingresso campeggia lo striscione
di Medicina Democratica.
Passano pochi minuti e arrivano due autobus colmi di lavoratori e cittadini
aderenti all'Association National de Défense des Victimes de l'Amiante
francesi; successivamente arrivano gli svizzeri dell'associazione Caova e gli
appartenenti all'Associazione Vittime Amianto Nazionale Italiana, che
rappresentano i familiari delle vittime della Fibronit di Broni (Pv).
Quasi nello stesso momento fanno la loro comparsa alcuni attivisti lombardi
della Rete nazionale per la sicurezza sui luoghi di lavoro e sul territorio
facenti capo allo Slai Cobas per il Sindacato di Classe, mentre più tardi
arriveranno anche alcuni militanti del Comitato per la Difesa della Salute nei
Luoghi di Lavoro e nel Territorio di Sesto San Giovanni (Mi) e qualche aderente
al Coordinamento No Austerity riconducibile al Partito d'Alternativa Comunista.
Il grosso dei casalesi è previsto in arrivo, a bordo di cinque autobus, intorno
alle ore 14:45, ma entrando nella capiente Aula magna che ospita parte del
pubblico scopro che tra i convenuti ci sono i lavoratori delle Officine Grandi
Riparazioni ferroviarie di Bologna, ed una scolaresca della medesima città
aderente ad un progetto di scambio culturale con pari età d'oltralpe.
Alle ore 15:30 la Corte entra in aula, ed il presidente Alberto Oggé legge
l'articolato dispositivo della sentenza, che riforma quella di primo grado
dichiarando la prescrizione dei reati dal 1952 al 1964, e la successiva
assoluzione degli imputati per non aver commesso il fatto fino al 1976.
Per il periodo successivo dichiara l'estinzione delle responsabilità penali del
nobile belga per sopravvenuto decesso, revocandone altresì la condanna alle
spartizioni civili - sono circa 2.500 (duemilacinquecento) i cittadini
coinvolti - per il periodo in cui egli era il proprietario dell'azienda.
Per quanto concerne l'altro imputato, egli viene condannato ad anni diciotto di
reclusione per il solo reato di disastro doloso - il che porta la conseguenza
dell'esclusione dai risarcimenti di Inps ed Inail - con le seguenti pene
accessorie: interdizione perpetua dai pubblici uffici, interdizione legale per
la durata della pena, pagamento delle spese processuali; viene invece revocata
l'interdizione dalla contrattazione con la pubblica amministrazione.
Infine la Corte informa che le motivazioni della sentenza verranno depositate
entro novanta giorni a far data da oggi.
Torino, 03 giugno 2013
Stefano Ghio - Rete sicurezza To/Mi/Bg
http://pennatagliente.wordpress.com